Non tutti i farmacisti figli di titolari crescono con l’idea di lavorare dietro al banco. Per Michele Ronsisvalle, 27 anni, la farmacia di famiglia è entrata nella sua vita quasi per necessità.
La farmacia che oggi gestisce con i genitori si trova in una zona semi-centrale di Firenze. Durante gli anni dell’università, però, Michele non immaginava ancora di entrarci davvero.
«Non sono uno di quei figli d’arte che racconta di avere respirato la farmacia fin da bambino», spiega. «Ne sentivo parlare a casa, ma la mia priorità era essere semplicemente uno studente».
A cambiare tutto è stato il 2020.
Nel pieno della pandemia, mentre frequentava il terzo anno di Farmacia, Michele interrompe temporaneamente gli studi per aiutare l’attività di famiglia in un momento di fortissima pressione per le farmacie territoriali. Il suo primo ruolo è stato il più semplice, ma anche il più emblematico: le consegne a domicilio.
«Quella primavera del 2020 rimarrà nella mia memoria come un film post-apocalittico: giravo per una Firenze vuota consegnando farmaci».
Da lì inizia il suo vero ingresso in farmacia. Dopo quell’esperienza riprende gli studi, ma torna spesso a dare una mano al padre, iniziando con alcune attività operative come la gestione del magazzino.
Dalla laurea alla società in farmacia
Il percorso si accelera rapidamente.
Michele si laurea nell’autunno del 2022 e nel 2024 entra formalmente in società con i genitori. Una scelta che ha avuto anche un valore simbolico.
«Diventare socio è stato un gesto finalizzato a responsabilizzarmi. Un messaggio chiaro: non pensare di essere il dipendente di mamma e papà».
Da quel momento inizia un vero percorso di crescita imprenditoriale. Michele studia, sperimenta, sbaglia e riprova.
Oggi, a meno di quattro anni dalla laurea, circa metà delle decisioni strategiche della farmacia sono sotto la sua responsabilità.
«Per un under 30 è un grande risultato, frutto anche della fiducia dei miei genitori».
La prima decisione da titolare
La prima decisione davvero “sua” non è stata una rivoluzione strategica, ma un intervento molto concreto sul lavoro quotidiano: l’introduzione del sospeso elettronico.
Prima del suo arrivo gli ordini dei clienti venivano annotati manualmente su fogli di carta con nome, prodotto richiesto e numero di telefono. Un sistema lento e poco efficiente.
Michele decide quindi di digitalizzare il processo utilizzando il gestionale della farmacia.
Ora il cliente viene richiamato dall’anagrafica e una stampante di cortesia produce due tagliandi: uno resta in farmacia e uno viene consegnato al cliente. Quando torna con il biglietto il sospeso è immediatamente individuabile.
«La mia sensazione è stata quella di sostituire qualcosa di medievale».
Strategia sì, amministrazione ancora da imparare
Quando ha iniziato ad assumere responsabilità nella gestione della farmacia, Michele racconta di sentirsi preparato su alcuni aspetti.
In particolare:
- strategia della farmacia
- relazione con il cliente
- politiche di pricing
- marketing e posizionamento
- digitalizzazione e semplificazione operativa,
Più complessa, invece, è la parte amministrativa.
«Contabilità, amministrazione e fiscalità sono aree che devo ancora esplorare e assimilare meglio».
Una consapevolezza che riflette un cambiamento più ampio nella professione: il farmacista titolare è oggi sempre più chiamato a essere professionista sanitario e imprenditore.
Il rapporto con il padre
Nel passaggio generazionale il rapporto con il padre ha avuto una prima fase molto chiara: quella tra maestro e apprendista.
Nei primi due anni di lavoro Michele ha imparato osservando e lavorando al suo fianco. Con il tempo, però, ha maturato una propria visione della farmacia.
Non sempre perfettamente allineata con quella del padre.
A quel punto è stato necessario ridefinire i ruoli.
«Abbiamo deciso di dividerci alcune responsabilità per evitare situazioni di conflitto».
Il momento in cui devi decidere davvero
Uno dei momenti più delicati è arrivato quando Michele ha deciso di modificare alcune politiche di pricing.
Il padre era molto preoccupato per una possibile erosione dei margini.
«Ero psicologicamente pronto a sbagliare», racconta. «Ma ho capito che non agire è comunque una decisione e può essere un errore».
È uno dei passaggi chiave della crescita imprenditoriale: accettare che ogni decisione comporti un rischio.
La leadership nel team
Il passaggio generazionale è stato gestito con gradualità anche nei confronti del team.
Michele ha imparato il lavoro come molti neolaureati: facendosi insegnare dai collaboratori più esperti.
«A loro devo molta gratitudine».
Con il tempo, però, il suo ruolo sta evolvendo.
«Quando sono al banco sono un collega farmacista dei miei dipendenti. Quando lavoro nel back office divento il titolare dell’azienda».
Una distinzione che diventa sempre più importante nella gestione del gruppo.
Che cosa è cambiato nella farmacia
Guardando alla farmacia oggi, Michele vede alcuni cambiamenti concreti.
L’azienda è cresciuta ed è diventata più organizzata e più snella nelle procedure operative.
Ma il cambiamento più importante riguarda la relazione con i pazienti.
«Oggi sento che la farmacia e il personale sono ancora più attenti al paziente».
Un gesto semplice lo rappresenta bene: chiamare i clienti per nome.
«È il segno del nostro ruolo nella comunità».
Costruire una propria identità
Una scelta che Michele ha fatto consapevolmente è stata quella di non presentarsi come “l’erede del Dottore” davanti ai clienti della farmacia.
Ha preferito costruire una relazione personale con la propria clientela.
«Ho deciso di costruire da solo la mia relazione con i clienti, mettendoci la mia personalità».
Un errore da cui imparare
Guardando indietro, Michele riconosce un errore.
La comunicazione con la famiglia nei primi anni di lavoro.
«Un misto di inesperienza e presunzione giovanile mi ha portato a confrontarmi con i miei genitori e con il loro sistema di valori».
Con il senno di poi, racconta, molti scontri si sarebbero potuti evitare con più dialogo.
Il vero nodo del passaggio generazionale
Se dovesse riassumere in una frase la difficoltà principale del passaggio generazionale, Michele non ha dubbi.
«La comunione di intenti e di vedute con la famiglia».
Un tema che riguarda moltissime farmacie italiane.
Il consiglio ai giovani farmacisti
A chi immagina di seguire un percorso simile, Michele dà un consiglio molto semplice.
Formazione, formazione formazione.
«L’università non basta».
Il farmacista titolare deve crescere su due fronti contemporaneamente: come professionista sanitario e come imprenditore.
Ma c’è un altro punto fondamentale: il rapporto con la famiglia.
«Serve un dialogo rispettoso e costruttivo. La farmacia è un’azienda bella e naturalmente solida. È sempre un dispiacere quando viene venduta per dissidi familiari».

