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Paracetamolo in gravidanza

Titoli allarmistici hanno riacceso il dubbio sul paracetamolo in gravidanza e il rischio di autismo. Una nuova revisione su The Lancet chiarisce il quadro e offre al farmacista strumenti solidi per il counselling.

Negli ultimi mesi, molti farmacisti si sono trovati a gestire una domanda ricorrente al banco:

È vero che il paracetamolo in gravidanza può causare autismo?

Una domanda legittima, alimentata da titoli allarmistici e da studi osservazionali che, nel corso del 2025, avevano suggerito una possibile associazione – debole e controversa – tra l’assunzione di paracetamolo in gravidanza e disturbi del neurosviluppo.

Oggi, però, l’evidenza scientifica più solida disponibile consente una risposta chiara.

Lo studio che cambia il quadro

A gennaio 2026, un gruppo di ricercatori della City St George’s University of London ha pubblicato su The Lancet una revisione sistematica con meta-analisi basata su 43 studi selezionati secondo criteri di alta qualità metodologica.

L’obiettivo era verificare se l’assunzione di paracetamolo durante la gravidanza fosse realmente associata a:

  • disturbo dello spettro autistico,
  • disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD),
  • disabilità intellettive.

Il risultato è netto: nessuna associazione causale.

Perché gli studi precedenti avevano creato allarme

Molti degli studi che avevano sollevato dubbi presentavano limiti importanti:

  • dati incompleti sull’esposizione,
  • assenza di controllo per fattori genetici e familiari,
  • mancata distinzione tra effetto del farmaco ed effetto della patologia materna (febbre, dolore, infezioni).

La nuova analisi supera questi limiti includendo, quando possibile, confronti tra fratelli: bambini nati dalla stessa madre, uno esposto al paracetamolo in utero e l’altro no.
Un approccio cruciale per controllare genetica, ambiente familiare e caratteristiche genitoriali.

I numeri dello studio

I dati analizzati sono imponenti:

  • oltre 260.000 bambini con diagnosi di autismo,
  • più di 330.000 con ADHD,
  • oltre 400.000 con disabilità intellettive.

Nei gruppi a basso rischio di bias e con follow-up superiore ai cinque anni, non emerge alcun aumento del rischio associato al paracetamolo assunto in gravidanza.

Il messaggio clinico

Come ha spiegato la professoressa Asma Khalil, responsabile dello studio, i segnali osservati in alcuni lavori precedenti sono verosimilmente attribuibili a:

  • predisposizione genetica,
  • condizioni materne sottostanti (in particolare febbre e dolore),
    non al paracetamolo in sé.

Il punto chiave è spesso sottovalutato: la febbre non trattata in gravidanza è un rischio noto, per la madre e per il feto.

Evitare il paracetamolo per timori infondati non è una scelta neutra.

Il punto per la professione

Per il farmacista, questo studio rafforza alcune responsabilità precise:

  • Rassicurare con dati, non con opinioni
    L’evidenza di alto livello consente un counselling fondato e autorevole.
  • Contestualizzare il rischio
    Spiegare che l’assenza di trattamento può essere più pericolosa del trattamento stesso.
  • Ribadire l’uso corretto
    Il paracetamolo è sicuro se assunto secondo indicazione, senza banalizzazioni né allarmismi.
  • Agire come filtro dell’informazione
    Non tutto ciò che “fa notizia” ha valore clinico.

Una lezione più ampia

Negli ultimi anni abbiamo visto ripetersi spesso lo stesso schema.
Un dato osservazionale viene letto come segnale di rischio, il segnale diventa titolo, il titolo genera allarme. E, nel giro di poco, l’allarme finisce per influenzare le scelte delle persone, anche quando le evidenze sono ancora fragili o incomplete.

In mezzo a questo passaggio — dalla ricerca alla percezione pubblica — il farmacista si trova spesso in prima linea. Non come arbitro, né come “correttore” di notizie, ma come professionista che deve rimettere ordine: distinguere tra associazioni e causalità, tra ipotesi di studio e indicazioni cliniche.

È un lavoro silenzioso, quotidiano, fatto più di spiegazioni che di prese di posizione. Ed è lì che il metodo conta più degli slogan.

Lo studio

Khalil A., et al. Paracetamol use during pregnancy and neurodevelopmental outcomes in children: A systematic review and meta-analysis. Lancet Obstet Gynecol. 2026 doi:10.1016/S3050-5038(25)00211-0

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