La relazione tra microbiota intestinale e metabolismo epatico è oggetto di crescente attenzione scientifica. Un lavoro pubblicato a gennaio 2026 su Gut (BMJ) descrive l’identificazione di una nuova via metabolica in un batterio intestinale umano prevalente, Dysosmobacter welbionis, associato in studi osservazionali a profili metabolici ed epatici più favorevoli.
Lo studio nasce da una collaborazione internazionale con una significativa partecipazione italiana e combina analisi metagenomiche su larga scala, studi funzionali e modelli animali, con l’obiettivo di chiarire i meccanismi biologici alla base di tali associazioni.
Dysosmobacter welbionis nel microbiota umano
Dysosmobacter welbionis è una specie già descritta in precedenti studi come più abbondante nei soggetti metabolicamente sani. Nell’analisi presentata, il batterio risulta meno rappresentato nei soggetti con steatosi epatica metabolica e mostra una correlazione inversa con indicatori di fibrosi epatica in diverse coorti umane.
È importante sottolineare che questi dati hanno natura osservazionale: descrivono una relazione statistica, ma non consentono di stabilire un nesso causale diretto.
Una via metabolica non canonica
L’elemento più innovativo dello studio è l’identificazione di una via metabolica finora non descritta che consente a D. welbionis di convertire il mio-inositolo direttamente in acido butirrico.
Questo aspetto è rilevante perché:
- il mio-inositolo è un composto ampiamente presente nella dieta;
- la maggior parte dei batteri intestinali metabolizza il mio-inositolo producendo acetato o propionato;
- la produzione diretta di butirrato da questo substrato appare una caratteristica distintiva di D. welbionis.
L’analisi genomica mostra che la via metabolica è conservata in più ceppi, suggerendo un meccanismo biologicamente stabile.
Il ruolo del butirrato nel metabolismo epatico
Il butirrato è un acido grasso a corta catena noto per il suo coinvolgimento in diversi processi fisiologici, tra cui:
- modulazione dell’infiammazione intestinale;
- mantenimento dell’integrità della barriera epiteliale;
- regolazione dell’asse intestino-fegato;
- influenza sul metabolismo glucidico e lipidico.
La capacità di un singolo microrganismo di produrre butirrato a partire da un substrato dietetico comune introduce un ulteriore livello di complessità nell’interpretazione delle interazioni tra alimentazione, microbiota e metabolismo sistemico.
Evidenze precliniche e modelli animali
Nei modelli murini di steatosi epatica metabolica, la somministrazione di D. welbionis ha determinato:
- un miglioramento del controllo glicemico;
- una riduzione dell’accumulo lipidico a livello epatico.
Questi risultati suggeriscono un potenziale ruolo funzionale del batterio, ma restano confinati all’ambito preclinico e non possono essere direttamente trasferiti all’uomo.
Associazione biologica e applicazione clinica
I risultati dello studio si collocano su livelli distinti di evidenza:
- nell’uomo, associazioni metagenomiche e correlazioni con indicatori clinici;
- in ambito sperimentale, dimostrazione funzionale in modelli animali;
- in ambito clinico, assenza di studi controllati e di indicazioni terapeutiche validate.
Ad oggi non esistono evidenze cliniche che supportino l’uso di D. welbionis come intervento terapeutico, né strategie nutrizionali mirate a questa specifica via metabolica.
Implicazioni per la ricerca futura
Lo studio contribuisce a:
- rafforzare l’ipotesi di un ruolo selettivo di alcuni batteri intestinali nella salute epatica;
- aprire nuove prospettive sullo sviluppo di approcci microbiota-mirati e di probiotici di nuova generazione;
- stimolare una revisione dei modelli interpretativi che collegano dieta, metabolismo batterico e patologie metaboliche.
Il valore principale di questa ricerca risiede nella comprensione dei meccanismi biologici, più che in applicazioni immediate.
Lettura critica delle nuove evidenze
La scoperta di una nuova via metabolica rappresenta un avanzamento significativo della conoscenza, ma richiede un’interpretazione prudente. La distanza tra evidenza biologica e applicazione clinica resta ampia e dovrà essere colmata da studi clinici dedicati.
In questo senso, Dysosmobacter welbionis costituisce oggi soprattutto un oggetto di ricerca, utile per comprendere meglio il dialogo tra microbiota e fegato, più che una soluzione pronta all’uso.

