Chi lavora in farmacia o in ospedale lo sa bene: le carenze di farmaci non sono più episodi isolati. Antibiotici, farmaci cronici, terapie essenziali entrano ed escono dalle liste di indisponibilità con una frequenza sempre maggiore.
Negli ultimi anni il problema è diventato strutturale, come già approfondito su MakingPharmacist nell’articolo dedicato alla carenza di farmaci in Europa nel 2025, che analizza cause, dinamiche e impatti lungo la filiera.
Per il farmacista questo significa:
- sostituzioni forzate;
- difficoltà nel garantire la continuità terapeutica;
- aumento del tempo dedicato alla gestione del problema;
- comunicazioni complesse con pazienti e clinici.
È da questo contesto che nasce il Critical Medicines Act.
Perché nasce il Critical Medicines Act
Il Critical Medicines Act è una proposta legislativa europea pensata per ridurre il rischio di carenze di medicinali considerati essenziali per i sistemi sanitari.
L’impostazione è strutturale, non emergenziale. L’intervento riguarda:
- prevenzione delle carenze;
- sicurezza delle catene di approvvigionamento;
- coordinamento tra Stati membri.
Il presupposto è esplicito: la mancanza di un farmaco critico non può essere considerata una variabile accettabile del sistema.
Disponibilità del farmaco come condizione della cura
Uno degli elementi centrali della nuova impostazione è il riconoscimento della disponibilità del farmaco come parte integrante dell’atto di cura, non come questione meramente logistica.
La carenza non è più solo un problema organizzativo, ma un fattore che incide direttamente su appropriatezza, aderenza e sicurezza terapeutica.
Effetti attesi nella pratica quotidiana
Se le misure previste funzioneranno, nel tempo potrebbero ridursi:
- indisponibilità improvvise;
- sostituzioni non ottimali;
- interruzioni di terapia.
L’obiettivo non è eliminare ogni criticità, ma ridurre la gestione continua dell’emergenza e riportare l’attenzione sulla presa in carico terapeutica, soprattutto nei pazienti cronici e fragili.
Il nodo del procurement e della programmazione
Un passaggio chiave del Critical Medicines Act riguarda il procurement pubblico.
La normativa rafforza l’idea che:
- il prezzo non sia l’unico criterio di valutazione;
- la sicurezza di fornitura abbia un valore sistemico;
- il coordinamento tra Paesi possa prevenire crisi future.
In questo quadro, la programmazione e la continuità di fornitura diventano elementi qualificanti delle decisioni di acquisto.
Continuità terapeutica come obiettivo europeo
Il riconoscimento della continuità terapeutica come valore da tutelare rappresenta una svolta soprattutto culturale.
Nella pratica professionale questa attenzione è sempre esistita.
La differenza è che ora diventa un obiettivo dichiarato del sistema europeo, non una responsabilità lasciata alla gestione locale dei problemi.
Limiti e tempi di applicazione
È necessario mantenere un approccio realistico.
Il Critical Medicines Act:
- non elimina subito le carenze;
- non risolve automaticamente tutti i problemi di approvvigionamento;
- non modifica dall’oggi al domani l’organizzazione del lavoro.
Indica però una direzione chiara: le carenze non sono più considerate inevitabili.
Una questione di responsabilità professionale
Il farmaco non è una merce come le altre.
È uno strumento di cura, spesso indispensabile.
Il Critical Medicines Act parte da questo presupposto: l’accesso al farmaco essenziale è un interesse collettivo, non solo una variabile economica.
Un riconoscimento che rafforza il senso di responsabilità professionale all’interno del sistema.
In sintesi
Il Critical Medicines Act non è la soluzione immediata alle carenze di farmaci.
È però un tentativo concreto di affrontarle in modo strutturale.
La direzione indicata è chiara:
- più attenzione alla continuità terapeutica;
- maggiore coordinamento;
- meno gestione reattiva dell’emergenza nel lungo periodo.

