HomePROFESSIONEFarmacia dei serviziLa farmacia è già sanità di prossimità

La farmacia è già sanità di prossimità

Il Rapporto Censis-Federfarma conferma ciò che nella pratica quotidiana è già evidente: la farmacia è uno dei presidi più accessibili e fidati del Servizio Sanitario Nazionale. Ma tra percezione dei cittadini e organizzazione del sistema resta ancora una distanza da colmare.

È stato presentato il 10 marzo il nuovo Rapporto Censis-Federfarma “La farmacia nella sanità di prossimità. La dispensazione del farmaco nel nuovo modello di assistenza territoriale“. Un documento sintetico ma denso, che restituisce una fotografia ormai difficile da ignorare: la trasformazione della farmacia non è più un’ipotesi o una direzione strategica, ma una realtà già consolidata nella percezione dei cittadini.

La ricerca, basata su 1.000 interviste rappresentative della popolazione italiana e su un panel qualitativo di stakeholder, fotografa con chiarezza questo passaggio. Non siamo di fronte a un cambiamento in corso, ma a un cambiamento già avvenuto, almeno dal punto di vista della domanda di salute.

Il punto, oggi, non è più dimostrare che la farmacia può avere un ruolo nella sanità di prossimità. Il punto è comprendere se il sistema sanitario sia pronto a riconoscerlo fino in fondo.

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La fiducia come infrastruttura invisibile

Il dato più rilevante che emerge dal Rapporto riguarda la fiducia. Non tanto per la sua intensità, quanto per la sua qualità. Il 91,3% degli italiani dichiara di avere fiducia nei farmacisti e, soprattutto, il 90,5% afferma di seguire le indicazioni ricevute.

Si tratta di un elemento cruciale, perché trasforma la fiducia da percezione a comportamento. Il farmacista non è solo un interlocutore credibile, ma una figura che orienta concretamente le scelte di salute.

Questa relazione si innesta su una frequentazione capillare. Il 71,3% degli italiani entra in farmacia almeno una volta al mese, con percentuali che crescono sensibilmente tra i pazienti cronici e le persone con condizioni di salute più fragili.

In un contesto sanitario spesso segnato da difficoltà di accesso e frammentazione dei percorsi, la farmacia rappresenta uno dei pochi presidi continui, prossimi e facilmente raggiungibili.

Dai servizi accessori a un nuovo modello operativo

È su questa base che si è sviluppata l’evoluzione dei servizi. Accanto alla dispensazione del farmaco, che resta il cuore dell’attività, si è progressivamente ampliata una gamma di prestazioni che oggi fanno parte dell’esperienza quotidiana dei cittadini.
Consulenza su piccoli disturbi, gestione delle terapie croniche, misurazioni, prenotazioni, vaccinazioni, screening, fino alla telemedicina e ai test diagnostici rapidi: attività che fino a pochi anni fa erano considerate accessorie oggi risultano strutturali.

Il dato forse più interessante non è la diffusione di questi servizi, ma il loro livello di accettazione. I cittadini non solo li utilizzano, ma li riconoscono come utili e affidabili, contribuendo a ridefinire il ruolo della farmacia nel sistema sanitario.
In questo senso, la cosiddetta “farmacia dei servizi” non è più una sperimentazione, ma un modello già interiorizzato nella pratica quotidiana.

La prossimità come criterio di valore

Un altro elemento centrale del Rapporto riguarda la percezione della prossimità. Quando si affronta il tema della distribuzione dei farmaci, emerge un dato significativo: solo il 44,7% degli italiani è consapevole dei cambiamenti già avvenuti tra canale ospedaliero e farmacia.
Tuttavia, quando i benefici vengono esplicitati, il giudizio diventa nettamente positivo. Risparmio di tempo, riduzione degli spostamenti, semplificazione delle procedure e maggiore continuità terapeutica sono percepiti come vantaggi concreti e immediati.

Questo passaggio è rivelatore. I cittadini non si soffermano sulla complessità dei modelli distributivi, ma valutano il sistema in base alla sua capacità di essere accessibile, semplice e vicino. La prossimità diventa così il vero criterio di valore della sanità territoriale.

Un presidio già riconosciuto

All’interno di questo scenario, la farmacia assume sempre più chiaramente il ruolo di hub della prossimità. Il 97,2% degli italiani la considera un servizio essenziale e l’85% la identifica come un punto di riferimento della sanità sul territorio.

Ancora più significativo è il fatto che il 76% la riconosca come un presidio sociosanitario integrato nel Servizio Sanitario Nazionale.

Non si tratta solo di percezione simbolica. Per il 78,8% degli italiani, la farmacia contribuisce già oggi a ridurre il carico di lavoro di medici e ospedali, intercettando bisogni che altrimenti si riverserebbero su altri livelli del sistema.
È un riconoscimento che ha implicazioni profonde, perché attribuisce alla farmacia una funzione non solo di accesso, ma anche di sostenibilità del sistema sanitario.

Le aspettative che guidano il cambiamento

Se il presente è già definito, il futuro appare ancora più chiaro nelle aspettative dei cittadini. Le richieste si concentrano su alcuni assi fondamentali: maggiore integrazione tra farmacisti, medici e altri professionisti della salute; ampliamento dei farmaci dispensabili; rafforzamento della consulenza e incremento delle attività di prevenzione.
Si tratta di una visione coerente con l’evoluzione della sanità territoriale, in cui la farmacia non è un attore isolato, ma parte di una rete integrata di servizi.
Queste aspettative non rappresentano una rottura rispetto al presente, ma un’accelerazione di processi già in atto. Ed è proprio questa continuità a renderle particolarmente rilevanti.

Il nodo ancora aperto

Nonostante il quadro complessivamente positivo, il Rapporto lascia emergere una questione cruciale. Il riconoscimento sociale della farmacia come presidio sanitario è ormai consolidato, ma questo riconoscimento non sempre si traduce in una piena integrazione nei modelli organizzativi e nei percorsi assistenziali.
Esiste quindi una distanza, sottile ma significativa, tra ciò che i cittadini già percepiscono e ciò che il sistema riesce effettivamente a strutturare.
Il rischio è che questa distanza generi una tensione crescente: da un lato aspettative sempre più elevate, dall’altro strumenti organizzativi e modelli di riconoscimento non ancora del tutto allineati.
È in questo spazio che si gioca la vera partita della sanità di prossimità.

Dalla fiducia alla responsabilità

Per i farmacisti, questo scenario rappresenta al tempo stesso una conferma e una responsabilità. La fiducia è già presente, diffusa e consolidata. Ma la fiducia, da sola, non basta.
Diventa strategica solo se viene trasformata in organizzazione, competenze e capacità di integrazione con gli altri attori del sistema sanitario. Significa rafforzare il ruolo clinico e consulenziale, lavorare sull’aderenza terapeutica, contribuire alla presa in carico dei pazienti cronici e costruire relazioni strutturate con medici e servizi territoriali.
Il Rapporto Censis-Federfarma, in questo senso, non dimostra che la farmacia può diventare centrale. Dimostra che, per i cittadini, lo è già.
La domanda cambia quindi natura. Non riguarda più il potenziale della farmacia, ma la capacità del sistema di riconoscerlo, sostenerlo e integrarlo fino in fondo.

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