La sentenza depositata l’11 febbraio 2026 dal Consiglio di Stato – resa pubblica e commentata nella settimana successiva – non è soltanto un chiarimento tecnico. Incide su uno degli snodi storici dell’assetto del servizio farmaceutico territoriale: la rigidità della perimetrazione zonale.
Il passaggio chiave è esplicito: «Le norme vigenti non richiedono più una rigorosa perimetrazione del territorio […] salvo diversa motivata decisione comunale» e ancora «il criterio prioritario è divenuto quello dell’equa distribuzione sul territorio».
Non viene meno la programmazione. Ma cambia la sua logica.
Il confine cartografico non è più un elemento assoluto: diventa strumento, non fine.
Il caso concreto che ha innescato il principio
La decisione nasce dal ricorso della Farmacia Gaia S.r.l. di Teverola (Caserta), che contestava la rigidità della delimitazione zonale: la porta di accesso risultava interna alla zona assegnata, mentre vetrina e affaccio insistevano su una strada considerata esterna.
Il Consiglio di Stato ha privilegiato la funzionalità del servizio rispetto alla lettura meramente geometrica del confine. Conta l’accessibilità effettiva per i cittadini, non la sovrapposizione millimetrica tra pianta e marciapiede.
È un dettaglio tecnico, ma con implicazioni sistemiche.
Dalla pianificazione statica alla pianificazione funzionale
Storicamente la pianta organica nasce con una funzione redistributiva: garantire equilibrio territoriale attraverso un criterio numerico (rapporto abitanti/farmacia) e una suddivisione zonale.
Un modello ordinato e stabile.
La sentenza non abolisce quel modello, ma ne attenua la rigidità interpretativa.
Si rafforza l’idea di pianificazione per bisogni:
- densità abitativa reale
- flussi urbani
- accessibilità concreta
- integrazione con servizi sanitari territoriali
Si passa, in sostanza, da una geografia amministrativa a una geografia funzionale.
Che cosa cambia
È importante non sovrastimare l’impatto.
Non cambia:
- il numero programmato delle farmacie
- il rapporto abitanti/farmacia
- la natura concessoria del servizio
Non è una liberalizzazione. Cambia però il peso attribuito alla rigidità del perimetro nella gestione delle controversie e nelle valutazioni amministrative.
Si attenua il formalismo cartografico. Si rafforza il criterio dell’equa distribuzione effettiva.
Tre scenari possibili
1. Maggiore adattabilità territoriale
Non assisteremo a un’esplosione di nuove aperture, ma potremmo osservare:
- maggiore flessibilità nei trasferimenti
- minore contenzioso su aspetti puramente geometrici
- pianificazioni comunali più aderenti alle trasformazioni urbane
La rigidità lascia spazio a valutazioni più contestualizzate.
2. Maggiore responsabilità delle amministrazioni locali
I Comuni mantengono il potere di delimitare in modo preciso le zone, ma devono motivarlo.
Questo può generare:
- pianificazioni più consapevoli
- oppure applicazioni non omogenee tra territori
Il punto critico diventa la qualità della motivazione amministrativa.
3. Competizione spostata sulla qualità del presidio
Se il confine perde centralità simbolica, il vantaggio competitivo non risiede più solo nell’essere “dentro la zona”, ma nella capacità di:
- intercettare bisogni
- progettare servizi
- integrarsi con il sistema sanitario territoriale
- leggere i flussi di utenza
La localizzazione torna ad essere una scelta strategica, non soltanto un dato amministrativo.
La questione strutturale
Questa decisione riporta al centro una domanda di fondo: la farmacia è prima di tutto un presidio territoriale o un’impresa regolata?
Se il criterio prioritario diventa l’equa distribuzione effettiva, come si misurano i bisogni? Con quali indicatori? Con quale grado di trasparenza?
La sentenza non elimina i confini.
Sposta l’attenzione dalla geometria alla funzionalità.
È un passaggio sottile, ma coerente con l’evoluzione della Farmacia dei Servizi e con un sistema sanitario sempre più orientato all’integrazione territoriale.
Non segna una “rivoluzione”. Segna un’evoluzione interpretativa.
E nelle evoluzioni interpretative, spesso, si prepara il terreno per i cambiamenti strutturali.

