Per molto tempo il farmacista è stato definito un “professionista di prossimità”. Una formula rassicurante, ma ormai insufficiente a descrivere ciò che accade davvero nei sistemi sanitari europei. La Vision 2040 del Pharmaceutical Group of the European Union segna un cambio di prospettiva netto: la farmacia non è più soltanto un presidio vicino al cittadino, ma una infrastruttura sanitaria diffusa, parte integrante della resilienza dei sistemi di cura.
La lezione della pandemia
La pandemia ha funzionato da stress test. In un contesto di servizi territoriali sotto pressione, le farmacie hanno garantito continuità di accesso ai medicinali, distribuzione di vaccini e dispositivi, contrasto alla disinformazione sanitaria. Non come eccezione, ma come funzione sistemica. Da qui prende forma una visione che non guarda a un futuro lontano, bensì organizza e struttura un ruolo che in parte è già realtà.
La farmacia come hub sanitario integrato
Secondo il documento PGEU, entro il 2040 la farmacia dovrà essere riconosciuta come hub sanitario integrato, capace di combinare dispensazione, prevenzione, servizi clinici di primo livello e supporto alla salute pubblica. Il farmacista viene descritto come primo punto di contatto competente, in grado di intercettare bisogni precoci, gestire condizioni minori, monitorare l’aderenza terapeutica e collaborare con il medico nella continuità delle cure.
Competenze cliniche in espansione
Un passaggio cruciale riguarda l’evoluzione clinica del ruolo. La Visione PGEU parla esplicitamente di ampliamento delle competenze, inclusa la gestione autonoma di patologie self-limiting, l’interpretazione di test point-of-care, il contributo alla farmacovigilanza attiva e, in prospettiva, l’utilizzo di strumenti di farmacogenomica e biomarcatori. Non si tratta di sovrapposizione con altre professioni sanitarie, ma di integrazione funzionale, in un contesto segnato da cronicità, politerapie e invecchiamento della popolazione.
Digitale sì, ma con una regia umana
La trasformazione digitale occupa un ruolo centrale, ma con una precisazione importante. PGEU insiste su una digitalizzazione con volto umano: accesso ai dossier sanitari elettronici, strumenti di decision support e intelligenza artificiale devono servire a liberare tempo clinico e relazionale, non a sostituirlo. Senza una mediazione professionale, avverte il documento, il digitale rischia di amplificare disuguaglianze e frammentazione dell’assistenza.
Carenze di farmaci e preparedness
C’è poi il tema, sempre più strutturale, delle carenze di medicinali. Nella Vision 2040 viene riconosciuto che i farmacisti già oggi dedicano una quota significativa del loro tempo alla ricerca di alternative terapeutiche e alla gestione delle interruzioni di fornitura. Per questo la farmacia viene definita una rete di sicurezza decentralizzata, da integrare formalmente nei piani di preparedness nazionali ed europei: dalla sorveglianza epidemiologica alla distribuzione di vaccini e terapie essenziali nelle situazioni di crisi.
Il nodo della sostenibilità professionale
Nulla di tutto questo, tuttavia, è sostenibile senza un rafforzamento strutturale della professione. Il documento PGEU lega esplicitamente l’evoluzione del ruolo a tre condizioni:
- formazione adeguata,
- percorsi di carriera chiari,
- modelli di remunerazione coerenti con il valore generato.
Se al farmacista viene chiesto di assumere responsabilità cliniche, preventive e di sanità pubblica, il riconoscimento economico non può restare ancorato esclusivamente alla dispensazione del prodotto.
Continuità strategica nella nuova governance
Questa linea di continuità emerge anche dal recente rinnovo della governance PGEU. Dal 1° gennaio 2026 la presidenza è stata affidata a Mikołaj Konstanty, affiancato come vicepresidente da Ly Rootslane. Nelle loro prime dichiarazioni, le priorità indicate sono chiare: revisione della legislazione farmaceutica europea, Critical Medicines Act, carenze di farmaci e di personale, sostenibilità della forza lavoro.
Una trasformazione già in atto
La Vision 2040 non propone un semplice aggiornamento del profilo professionale, ma una ridefinizione strutturale. Il farmacista non è più solo un intermediario del farmaco, né un dispensatore evoluto di servizi. Diventa un nodo stabile del sistema sanitario, capace di connettere clinica, prevenzione, digitale e territorio.
Resta una domanda aperta, forse la più rilevante: se i sistemi sanitari nazionali saranno pronti a riconoscere questa trasformazione non solo a parole, ma nei modelli organizzativi, normativi ed economici. Perché la farmacia europea, come infrastruttura sanitaria, esiste già nei fatti. Ora si tratta di decidere se renderla tale anche nelle politiche.

