La longevity non è più una parola di marketing. È un campo di convergenza tra demografia, prevenzione, scienza dell’invecchiamento e nuovi bisogni di salute. E riguarda direttamente la farmacia — non perché prometta vite “più lunghe” in senso astratto, ma perché intercetta un obiettivo sempre più esplicito del cittadino: vivere più a lungo, ma soprattutto meglio.
L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo.
Al 1° gennaio 2025 i centenari residenti sono 23.548, oltre 2.000 in più rispetto all’anno precedente (21.211) e più che raddoppiati (+130%) rispetto al 2009, quando erano 10.158.
Le donne rappresentano l’82,6% del totale, quota che sale al 90,7% tra i semi-supercentenari (≥105 anni: 724 persone) e quasi totale tra i supercentenari (≥110 anni: 19 persone).
La speranza di vita alla nascita ha raggiunto nel 2024 gli 83,4 anni (85,5 per le donne, 81,4 per gli uomini), un massimo storico e valore tra i più alti in Europa. Tuttavia la speranza di vita in buona salute si attesta a 58,1 anni (in calo rispetto al 2023), evidenziando un gap significativo tra anni vissuti e anni vissuti senza limitazioni funzionali.
L’OMS definisce questo obiettivo healthy ageing: invecchiare mantenendo capacità fisiche, cognitive e sociali. In questo passaggio la farmacia può fare la differenza, purché evolva da dispensatore di soluzioni a interprete competente di percorsi integrati.
Dalla longevity “cosmetica” alla longevity clinica
Per anni la longevità è stata raccontata attraverso contrasto dell’invecchiamento cutaneo, integratori “anti-age” generici e promesse di vitalità. Oggi il quadro è più maturo e più esigente: la letteratura scientifica e le istituzioni internazionali parlano di mantenimento delle funzioni nel tempo, riduzione dell’infiammazione cronica di basso grado, protezione mitocondriale, gestione dello stress ossidativo e metabolico.
In questo contesto la farmacia diventa snodo cruciale: accessibile, capillare, non medicalizzata, capace di offrire continuità.
Integratori e nutraceutici. Dal prodotto al razionale scientifico
L’integrazione resta uno dei primi punti di accesso alla longevity. Termini come NAD+, vitamina D, omega-3, polifenoli, ergothioneina, taurina, senolitici e modulatori del microbiota sono ormai entrati nel linguaggio comune.
Ma secondo EFSA solo una parte limitata dei claim salutistici è supportata da evidenze solide e robuste.
Il farmacista ha un ruolo duplice:
- ridurre il rumore informativo, distinguendo tra claim autorizzati, hype di marketing e dati reali;
- contestualizzare l’integrazione in base a età, stile di vita, carenze documentate, terapie in corso e interazioni.
La longevità non nasce dall’accumulo di integratori, ma dalla coerenza delle scelte quotidiane: è molto più efficace correggere carenze documentate (vitamina D, diffusissima in Italia, omega-3 per infiammazione e salute cardiovascolare, magnesio per sonno e glicemia) piuttosto che affidarsi a protocolli generici “anti-age”.
Pelle e invecchiamento. La superficie come indicatore sistemico
La pelle è spesso il primo territorio su cui si proietta il desiderio di “restare giovani”. Ma studi sempre più numerosi la collegano a processi sistemici: infiammazione cronica, stress ossidativo, glicazione, assetto ormonale e metabolismo glucidico.
In farmacia dermocosmesi e longevity si incontrano quando il consiglio supera l’estetica: educazione al fotoinvecchiamento, uso quotidiano di SPF50+, trattamenti topici evidence-based (vitamina C stabile per collagene e macchie, retinoidi/retinolo calibrati, peptidi), integrazione orale (collagene idrolizzato + vitamina C: meta-analisi mostrano +13-15% idratazione/elasticità dopo 8-12 settimane in RCT).
La pelle sana riduce infiammazione sistemica e migliora percezione di sé, elemento psicologico chiave della longevità.
Prevenzione. Il cuore della longevità reale
Oltre il 70% della spesa sanitaria nei Paesi occidentali è assorbita da patologie croniche prevenibili o gestibili precocemente (dati OCSE). La farmacia è uno dei pochi luoghi in cui la prevenzione può essere:
- Accessibile e di prossimità
- Ripetuta nel tempo
- Non medicalizzata
Grazie al DM 77/2022 (Farmacia dei Servizi) si integrano screening (pressione, colesterolo, glicemia, rischio cardiovascolare), vaccinazioni (antinfluenzale, antipneumococcica, herpes zoster), monitoraggio aderenza terapeutica, test ematochimici refertati e servizi di telemedicina.
Dalla prestazione al percorso continuativo
La longevity non si esaurisce in una misurazione occasionale. Richiede continuità e narrazione clinica.
Le farmacie più evolute offrono:
- Test avanzati (composizione corporea, marcatori infiammazione/ossidativi, nutrigenetica)
- Protocolli personalizzati (es. ottimizzazione NAD+/mitocondri, gestione sarcopenia, sonno/recupero, prevenzione declino cognitivo)
- Follow-up regolare e integrazione con medico di base/specialisti
- Iniziative per screening prodromici e percorsi evidence-based.
I protocolli standardizzano qualità e riducono variabilità, proteggendo anche il farmacista professionalmente, senza rigidità, ma con governo del processo.
Consulenze personalizzate
L’utente informato non cerca solo risposte, ma coerenza. La personalizzazione significa:
- Anamnesi orientata
- Lettura delle terapie e rischi
- Obiettivi realistici e misurabili
- Educazione continua.
Il farmacista diventa mediatore tra conoscenza scientifica e biografia del paziente: orienta tra evidenze solide e promesse irrealistiche, costruisce fiducia invece di dipendenza.
Un utente più informato (oltre il 60% cerca informazioni online prima del professionista – Eurobarometro) non indebolisce la farmacia: la rafforza, se accetta la sfida di saper orientare meglio.
Longevità come responsabilità professionale
La farmacia non è un centro anti-age. È, potenzialmente, un presidio di salute a lungo termine.
Integrare la longevity significa:
- Lavorare su prevenzione, non su illusioni;
- Usare dati e evidenze, non promesse;
- Costruire percorsi continuativi e fiducia.
Ed è una delle traiettorie più solide per il futuro della professione.

