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Il ruolo del farmacista nell’emergenza dell’antimicrobico-resistenza

Secondo l’OMS, l’antimicrobico-resistenza è uno dei dieci principali problemi sanitari mondiali e per riuscire a far fronte a questa emergenza bisogna attuare un piano One Health

Gli antimicrobici sono delle sostanze utilizzate per eliminare microrganismi o per interrompere la loro crescita e proliferazione. Tuttavia, un loro uso scorretto può portare all’insorgenza di serie problematiche, tra cui l’antimicrobico-resistenza, ovvero l’abilità di questi microrganismi di mutare geneticamente, acquisendo la capacità di resistere a molecole potenzialmente in grado di ucciderli o di arrestarne la crescita.

Secondo l’OMS, l’antimicrobico-resistenza (AMR) è uno dei dieci principali problemi sanitari mondiali che causa circa 700mila morti ogni anno in tutto il mondo, di cui 10mila solo in Italia. Dal rapporto pubblicato da AIFA ad aprile riguardante i dati del 2021, infatti, si evince che il nostro Paese è uno dei maggiori consumatori di antibiotici ad ampio spettro in Europa, anche se si riscontra una diminuzione del 3,3% rispetto all’anno precedente.

Dati consumo antibiotici in ItaliaConsumo europeo di antibiotici

Uso_antibiotici_in_Italia_Rapporto_2021_info

 

 

In Europa, un terzo delle infezioni è causato da batteri resistenti agli antibiotici e il 75% è rappresentato da infezioni correlate all’assistenza (ICA), ovvero tutti quei contagi che si verificano in un qualunque ambito assistenziale. In particolare, l’insorgenza della resistenza agli antimicrobici è dovuta all’abuso di antibiotici, soprattutto durante la degenza ospedaliera, che riduce l’efficacia delle terapie con un conseguente grave rischio per la salute pubblica.

Risulta quindi necessario adottare un approccio One Health, in cui diversi settori comunicano e lavorano insieme per migliorare gli esiti della salute pubblica. Questo sforzo congiunto è finalizzato a prevenire e ridurre la diffusione delle infezioni, promuovendo e garantendo un uso prudente di antimicrobici.

In particolare, le discipline professionali strettamente collegate tra loro sono la medicina umana e veterinaria e il settore agroalimentare e ambientale, dal momento che i residui di antimicrobici possono contaminare acqua, suolo e vegetazione e continuare indirettamente ad agire, provocando l’immunità alle terapie disponibili.

Partendo da queste considerazioni, il Ministero della Salute nel 2017 ha introdotto il PNCAR, ovvero il Piano nazionale per il contrasto dell’antimicrobico-resistenza. Il 30 novembre scorso è stato approvato il progetto che verrà portato avanti fino al 2025 con l’obiettivo di “fornire al Paese le linee strategiche e le indicazioni operative per affrontare l’emergenza dell’AMR nei prossimi anni, seguendo un approccio multidisciplinare e una visione One Health, promuovendo un costante confronto in ambito internazionale e facendo al contempo tesoro dei successi e delle criticità del precedente piano nazionale”.

L’insieme di strategie e interventi adottato si basa su quattro fasi fondamentali: formazione, informazione, ricerca e cooperazione.

Per quanto riguarda i farmacisti, il loro ruolo è fondamentale, in quanto essi lavorano a stretto contatto con la popolazione e hanno le conoscenze e le capacità di educarla.

Secondo il PNCAR, in primo luogo, le autorità competenti devono organizzare dei corsi di formazione per i farmacisti, volti a migliorare le abilità di gestione delle disponibilità, delle prescrizioni e dell’utilizzo delle unità posologiche degli antimicrobici. Bisogna sensibilizzare la popolazione con campagne informative che coinvolgano tutti i settori interessati.

A loro volta, i farmacisti hanno il compito di guidare i cittadini e i pazienti nell’applicare le indicazioni sull’uso corretto degli antibiotici e sulla prevenzione delle infezioni. La popolazione deve essere consapevole del pericolo legato alla comparsa di batteri resistenti e deve essere istruita sull’uso razionale degli antibiotici, anche perché il loro impiego inappropriato supera il 30%, uno dei tassi maggiori in Europa.

Oltre alla tutela della salute attraverso l’informazione e la sensibilizzazione, è necessario continuare a investire nella ricerca, per sviluppare alternative agli antibiotici, come vaccini e test diagnostici.

L’ultimo pilastro della strategia adottata è la cooperazione: l’OMS ritiene che questo sia un punto fondamentale per far fronte all’emergenza dell’antimicrobico-resistenza. Tutti gli attori devono essere aggiornati e devono poter segnalare facilmente le problematiche che incontrano.

Per questo esistono diverse associazioni finalizzate alla sorveglianza del problema, come l’EARS-Net, European Antimicrobial Resistance Surveillance Network, e il CAESAR, Central Asian and European Surveillance of Antimicrobial Resistance. Queste reti collaborano tra loro per raccogliere ed elaborare i dati relativi alla resistenza di antimicrobici, così da riuscire a tenere costantemente sotto controllo la situazione e poter intervenire al meglio.

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