L’audizione dell’European Association of E-Pharmacies (Eaep) alla Commissione Igiene e Sanità del Senato ha riportato al centro un tema finora rimasto quasi marginale nel dibattito italiano: se e come il futuro Testo unico della farmaceutica possa disciplinare, in forma regolata, la dispensazione a distanza dei farmaci con obbligo di prescrizione.
Il punto posto dall’associazione non riguarda soltanto l’apertura di un nuovo canale. Riguarda un nodo regolatorio più ampio: il rapporto tra farmacia fisica, canale digitale e regole che governano sicurezza, tracciabilità e continuità di cura.
In questo quadro, Eaep richiama la necessità di superare asimmetrie normative oggi esistenti e di affrontare il tema in coerenza con l’evoluzione europea, compresi gli sviluppi legati all’interoperabilità delle prescrizioni elettroniche e allo Spazio europeo dei dati sanitari (EHDS).
I dati Iqvia e il segnale che arriva dai pazienti
A dare peso alla discussione contribuisce l’indagine commissionata da Eaep e realizzata da Iqvia su 1.024 cittadini, secondo cui il 50% degli italiani sarebbe favorevole alla possibilità di acquistare online farmaci con ricetta.
Le motivazioni dichiarate sono significative: comodità, riduzione degli spostamenti, migliore gestione delle terapie croniche, supporto all’aderenza, maggiore accessibilità per chi vive in aree periferiche o ha difficoltà di mobilità.
Non si tratta di una semplice domanda di convenienza. Dentro questo dato si legge una trasformazione più ampia: il paziente sta iniziando a considerare il canale digitale non come alternativa occasionale, ma come possibile estensione dei servizi di cura.
Questo elemento merita attenzione, soprattutto in un contesto in cui ricetta dematerializzata, Fascicolo Sanitario Elettronico e telemedicina stanno già ridefinendo parti dell’ecosistema.
Il quadro italiano e una regolazione incompleta
Oggi in Italia la vendita online è consentita solo per SOP e OTC. I medicinali soggetti a prescrizione restano esclusi. Eppure, il sistema presenta già elementi che sfumano questa separazione. Il recapito domiciliare di farmaci da parte delle farmacie esiste. La gestione della prescrizione elettronica esiste. La relazione digitale con il paziente, almeno in forme embrionali, esiste.
Manca però un quadro normativo coerente che integri questi elementi dentro un modello regolato di tele-dispensazione.
Ed è qui che si colloca il vero nodo: non se digitalizzare o meno, ma se governare il processo prima che sia l’innovazione di mercato a imporre soluzioni di fatto.
I modelli europei mostrano che il tema non è teorico
In diversi Paesi europei la dispensazione digitale dei farmaci con prescrizione è già realtà.
Germania, Paesi Bassi e Regno Unito hanno sviluppato modelli in cui prescrizione elettronica, verifica farmacista e counselling remoto convivono dentro processi regolati.
In Scandinavia l’integrazione con i sistemi sanitari digitali ha portato la logica ancora più avanti, collegando dispensazione, monitoraggio terapeutico e dati clinici.
Il punto interessante non è imitare questi modelli meccanicamente, ma osservare che in nessuno di essi il farmacista è stato ridotto a funzione logistica.
Al contrario, nei sistemi più maturi il ruolo professionale si è ridefinito attorno a nuove responsabilità: verifica, counselling, aderenza, farmacovigilanza.
Le questioni aperte che il dibattito non può eludere
L’apertura alla dispensazione a distanza pone però anche interrogativi reali, che il dibattito dovrà affrontare.
Il primo riguarda la concentrazione del mercato. In diversi Paesi europei lo sviluppo del canale online ha favorito operatori di grande scala, ponendo il tema di come preservare pluralismo e ruolo delle farmacie indipendenti.
Il secondo riguarda la sicurezza su specifiche categorie terapeutiche, dove appropriatezza, counselling e monitoraggio richiedono particolare attenzione.
Il terzo riguarda il rischio che innovazione logistica e valore professionale vengano confusi, riducendo il ruolo del farmacista a componente accessoria di una piattaforma.
Sono questioni aperte, non argomenti per fermare il cambiamento. Ma ignorarle indebolirebbe il dibattito.
Che cosa cambia per il farmacista
Se il quadro normativo evolvesse, l’impatto non riguarderebbe soltanto nuovi canali distributivi, cambierebbe il modello operativo della farmacia. Significherebbe integrare verifica digitale della prescrizione, counselling remoto, gestione logistica, monitoraggio post-dispensazione e interoperabilità con i sistemi informativi sanitari.
In altre parole, il tema non è “spedire farmaci”, ma se la farmacia possa trasformare una possibile pressione competitiva in evoluzione del servizio.
Senza remunerazione non c’è sostenibilità
Esiste però un tema spesso assente in queste discussioni: chi remunera il servizio?
Perché la tele-dispensazione non è solo logistica: se comporta verifica professionale, counselling remoto, monitoraggio e responsabilità clinica, allora genera attività professionali che pongono inevitabilmente il tema del riconoscimento economico.
Senza questo passaggio il rischio è evidente: digitalizzare il canale, ma scaricare costi organizzativi e responsabilità sulla farmacia. E in quel caso a vincere sarebbe soprattutto la piattaforma, non il servizio.
Per questo il tema della sostenibilità economica è parte strutturale della discussione.
Come prepararsi da subito
Anche in assenza di riforme immediate, le farmacie possono iniziare a lavorare su alcuni fronti.
- Rafforzare infrastrutture digitali e integrazione gestionale.
- Sperimentare modelli di counselling remoto dove consentito.
- Strutturare meglio i servizi di recapito già esistenti.
- Lavorare su protocolli per aderenza e follow-up.
- Sviluppare una logica davvero omnicanale, in cui fisico e digitale non siano alternativi ma complementari.
Le farmacie che iniziano oggi questo percorso potrebbero trovarsi in vantaggio se e quando il quadro normativo cambierà.
La vera posta in gioco per la farmacia
L’e-commerce dell’etico non è più una provocazione teorica. È un tema aperto.
Il punto è con quale architettura di regole, con quale ruolo per il farmacista e con quale modello di valore il canale digitale entrerà progressivamente anche in quest’area
Se la sfida viene affrontata soltanto come liberalizzazione, il rischio competitivo esiste, ma se viene intesa come evoluzione regolata della farmacia dei servizi, può diventare altro: un’estensione della prossimità, non il suo indebolimento.
La questione, in fondo, è questa: se il cambiamento arriverà, il farmacista governerà il canale o lo subirà?

